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Progetto “MINISTERO DELLA PACE”

Il giorno 13 settembre 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la “Dichiarazione e Programma di Azione sulla Cultura della Pace (A/RES/53/243, 13.09.1999). Tali documenti individuano e definiscono la cultura della pace come “un insieme di valori, atteggiamenti, modalità di comportamento e modi di vita che rifiutano la violenza ed impediscono il conflitto affrontandone le cause alla radice, per risolvere i problemi attraverso il dialogo e la negoziazione tra individui, gruppi e nazioni”.

Per l’attuazione di tale programma ed in linea con la indicazione di responsabilità, fissata nella dichiarazione, delle azioni dei singoli Governi, riteniamo di avviare questa iniziativa che, saldandosi con altre analoghe, pervenga alla istituzione di un Ministero per la Pace in Italia.

Le linee guida di azione di tale organismo sono quelle fissate nella Dichiarazione e nel Programma di Azione adottati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con alcune indicazioni aggiuntive:

1) Il Ministero della Pace dovrà promuovere una cultura della pace secondo la definizione offerta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella “Dichiarazione e Programma di Azione sulla Cultura della Pace (A/RES/53/243, 13.09.1999), e mediante le azioni indicate nel Programma di Azione, prevedendo modelli e programmi formativo/educativi che infondano ad ogni livello della società civile i valori della non violenza, del rispetto della legalità, della pacifica convivenza, del dialogo e del rispetto reciproco tra appartenenti a gruppi, o comunità e status differenti; :

2) Il Ministero dovrà promuovere e partecipare alla diffusione di strumenti di supporto del benessere interiore e psicofisico dell’uomo, in adesione alla convinzione della impossibilità di partecipazione ad alcun processo di pacificazione se ogni uomo non perviene alla pacificazione interiore; in particolare si dovrà prevedere che le tecniche interiori vengano inserite nei programmi di formazione ed educazione a tutti i livelli possibili, dalla scuola alle forze di polizia, nonché nei programmi di reinserimento sociale. :

3) Il Ministero dovrà ricercare e promuovere la diffusione di modelli di soluzioni alle controversie ad ogni livello possibile che rifiutino atteggiamenti violenti e si ispirino invece alle modalità del dialogo e della negoziazione tra le parti per affrontare alla radice i problemi esistenti tra gli uomini. :

4) Il Ministero potrà esprimere, in maniera coerente ed unitaria, gli indirizzi di politica dei Governi in materia di pace, unificare ed accentrare in un unico organismo, le competenze di settore allo stato frammentariamente di pertinenza dei singoli Ministeri od istituzioni locali. :

5) Uno dei campi specifici di attività del Ministero dovrà essere quello del dialogo e dell’armonia interreligiosa per il quale saranno previste tali linee di intervento: :

a) Costituzione dell’ “Universal Spiritual Forum”, un organismo a livello internazionale che lavori come ausiliario delle Nazioni Unite e del quale facciano parte i rappresentanti delle religioni riconosciute e dei movimenti spirituali, nonché i gruppi e gli individui che, provenendo da diverse esperienze di vita, hanno lavorato e lavorano per la pace nel mondo, aderendo ad una visione globale di edificare la unità della razza umana;
b) L’organismo non darà vita ad una nuova dottrina filosofica multireligiosa: dovranno essere rispettate le peculiari caratteristiche ed i tradizionali aspetti di ogni gruppo religioso e le differenziazioni, ed ogni gruppo avrà il diritto di praticare ed insegnare la propria dottrina. Lo slogan del Forum sarà: “uniti nella diversità”.
c) Le singole confessioni dovranno avviare relazioni per approfondire e valorizzare le essenziali analogie più che esaltare le differenze di credo e di valori, nel rispetto reciproco e della pari dignità;
d) Ciascuna confessione dovrà ammonire dall’utilizzo dei testi sacri per supportare ogni forma di violenza, di guerra, di oppressione e di limitazione dei valori umani fondamentali;
e) Ciascuna confessione dovrà fare quanto è nel suo potere per impedire od evitare i conflitti tra gli uomini.

I passi per pervenire alla realizzazione di tale progetto sono i seguenti: :

1) Adesione alla campagna
2) Individuare i soggetti che intendono lavorare al progetto, con il coinvolgimento in particolar modo di tutte le espressioni del mondo associazionistico operanti in materia di pace e diritti umani, e soprattuto riunire in un unico progetto tutti coloro che già lavorano alla stessa o ad iniziative analoghe;
3) Avviare incontri e contatti con i promotori delle iniziative all’estero;
4) Promuovere iniziative di sensibilizzazione della pubblica opinione nonché di coinvolgimento delle forze politiche e degli Enti locali;
5) Costituzione di un organismo, con la presenza anche di giuristi costituzionalisti, per la elaborazione di un progetto di legge che stabilisca compiti, funzioni e ruoli del nuovo Ministero;
6) Creare un tavolo di confronto sui contenuti del testo da presentare agli organi competenti anche al fine di evitare che il nuovo organismo diventi eccessivamente burocratizzato.
7) Presentazione del Progetto di legge.


DICHIARAZIONE SULLA CULTURA DI PACE ADOTTATA DALL’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE
IL 13 SETTEMBRE 1999 (A/53/243)

L’Assemblea Generale,
Richiamando la Carta delle Nazioni Unite, nonché gli scopi e i principi in essa contenuti, Richiamando la costituzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, in cui si afferma che “dal momento che le guerre hanno inizio nella mente degli uomini, è nella mente umana che bisogna iniziare a costruire la pace”,
Richiamando inoltre la Dichiarazione Universale dei diritti umani e altri strumenti in materia del sistema delle Nazioni Unite,
Riconoscendo che la pace non è solo assenza di conflitto, ma richiede un processo positivo e dinamico di partecipazione, all’interno del quale il dialogo venga incoraggiato e i conflitti siano risolti in uno spirito di comprensione e cooperazione reciproca,
Riconoscendo che la fine della guerra fredda ha ampliato le possibilità di rafforzare la cultura della pace,
Esprimendo viva preoccupazione per il persistere e il proliferare di violenza e conflitti in varie parti del mondo,
Riconoscendo inoltre la necessità di eliminare tutte le forme di discriminazione e intolleranza, comprese quelle basate su razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altra, origine nazionale, etnica o sociale, proprietà, disabilità, nascita o altro stato, (...)

Proclama solennemente la presente Dichiarazione sulla Cultura di Pace, allo scopo che Governi, organizzazioni internazionali e società civile possano essere guidati dalle sue norme nelle loro attività volte a promuovere e consolidare una cultura della pace nel nuovo millennio.
Articolo 1 - Una cultura di pace è un insieme di valori, atteggiamenti, tradizioni e modi di comportamento e stili di vita fondati su: a) rispetto per la vita, fine della violenza e sulla promozione e la pratica della nonviolenza tramite l’educazione, il dialogo e la cooperazione; b) pieno rispetto dei principi di sovranità, integrità territoriale e indipendenza politica degli Stati e non intervento in questioni che rientrano essenzialmente nell’ambito della giurisdizione nazionale di uno Stato, in conformità con quanto previsto dallo Statuto delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale; c) pieno rispetto e promozione di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali; d) impegno in favore di una composizione pacifica dei conflitti; e) sforzo per soddisfare le esigenze inerenti allo sviluppo e all’ambiente della presente e delle future generazioni; f) rispetto e promozione del diritto allo sviluppo; g) rispetto e promozione di pari diritti e opportunità per donne e uomini; h) rispetto e promozione del diritto di ognuno alla libertà di espressione, di opinione e di informazione; i) aderenza ai principi di libertà, giustizia, democrazia, tolleranza, solidarietà, cooperazione, pluralismo, diversità culturale, dialogo e comprensione a tutti i livelli della società e fra le nazioni; ed è alimentata da un ambiente nazionale e internazionale favorevole e orientato alla pace.
Articolo 2 - Il cammino verso un più completo sviluppo di una cultura della pace si realizza attraverso valori, atteggiamenti, tradizioni, comportamento e sistemi di vita che siano favorevoli alla promozione della pace fra gli individui, i gruppi e le nazioni.
Articolo 3 - Il progresso verso un più completo sviluppo di una cultura di pace è indissolubilmente legato ai seguenti fattori: a) promozione della composizione pacifica dei conflitti, rispetto e comprensione reciproca e cooperazione internazionale; b) adesione agli obblighi internazionali, secondo la Carta delle nazioni Unite e il diritto internazionale; c) promozione della democrazia, dello sviluppo e del rispetto e osservanza su scala mondiale di tutti i diritti umani e le libertà fondamentali; d) al mettere in grado le persone di ogni condizione di sviluppare abilità in materia di dialogo, negoziazione, costruzione del consenso e risoluzione pacifica delle differenze; e) rafforzamento delle istituzioni democratiche e garanzia di piena partecipazione al processo di sviluppo; f) sradicamento della povertà e dell’analfabetismo e ridurre le disuguaglianze all’interno e fra le nazioni; g) promozione di uno sviluppo economico e sociale sostenibile; h) eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne, mediante l’empowerment e l’equa rappresentanza a tutti i livelli decisionali; i) garantire il rispetto, la promozione e la protezione dei diritti dell’infanzia; j) assicurare la libertà del flusso dell’informazione e migliorare l’accesso ad essa; k) incrementare trasparenza e responsabilità nell’azione di governo; l) eliminazione di tutte le forme di razzismo, di discriminazione razziale, di xenofobia e dell’intollerante ad esse collegata; m) aumentare la comprensione, la tolleranza e la solidarietà fra tutte le civiltà, i popoli e le culture, nonché verso le minoranze etniche, religiose e linguistiche; n) alla piena realizzazione dei diritti di tutti i popoli, compresi quelli che si trovano sottoposti a dominazione coloniale o straniero o ad occupazione straniera, all’autodeterminazione, contenuto nella Carta delle Nazioni Unite e inserito nei Patti internazionali sui diritti umani, nonché nella Dichiarazione sull’indipendenza dei paesi e popoli coloniali contenuta nella Risoluzione AG 1514 (XV) del 14 dicembre 1960.
Articolo 4 - L’istruzione a tutti i livelli, costituisce uno dei principali strumenti per costruire una cultura di pace. In questo contesto è di particolare importanza l’educazione ai diritti umani.
Articolo 5 - I Governi hanno un ruolo essenziale nel promuovere e consolidare una cultura di pace.
Articolo 6 - La società civile ha bisogno di essere pienamente coinvolta nello sviluppo avanzato di una cultura di pace.
Articolo 7 - Il ruolo educativo e informativo dei media contribuisce alla promozione di una cultura di pace.
Articolo 8 - Un ruolo chiave nella promozione di una cultura di pace compete a genitori, insegnanti, politici, giornalisti, organismi e gruppi religiosi, agli intellettuali, a quanti sono impegnati in attività scientifiche, filosofiche, creative e artistiche, agli operatori in campo sanitario e umanitario, agli operatori sociali, ai dirigenti a vari livelli come pure alle organizzazioni non governative.
Articolo 9 - Le Nazioni Unite dovranno continuare a rivestire un ruolo chiave nella promozione e nel rafforzamento di una cultura di pace nel mondo intero.

PROGRAMMA D’AZIONE PER UNA CULTURA DI PACE

L’Assemblea Generale,
Tenendo presente la Dichiarazione per una Cultura di Pace adottata il 13 settembre 1999;
Facendo riferimento alla sua risoluzione 52/125 del 20 Novembre 1997, con la quale proclamava l’anno 2000 Anno Internazionale per la Cultura della pace, come pure la risoluzione 53/25 del 10 Novembre 1998, con la quale aveva proclamato il periodo 2001 – 2010 Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e Non Violenza per i Bambini del Mondo;

Adotta il seguente Programma d’Azione per una Cultura di pace.


A. SCOPI, STRATEGIE E ATTORI PRINCIPALI

1. Il Programma d’Azione dovrà servire come elemento fondamentale per l’Anno Internazionale per la Cultura della pace e per il Decennio Internazionale per una Cultura di pace e Non Violenza per i Bambini del Mondo.
2. Gli Stati Membri sono incoraggiati a intraprendere iniziative per la promozione di una cultura di pace a livello nazionale, come pure ai livelli regionale e internazionale.
3. Per aumentare la diffusione delle attività per una cultura di pace, la società civile dovrebbe essere coinvolta ai livelli nazionale, regionale e internazionale.
4. Il sistema delle Nazioni Unite dovrebbe incrementare gli sforzi che sta attualmente facendo per promuovere una cultura di pace.
5. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura dovrebbe continuare a svolgere il proprio importante ruolo e offrire i suoi fondamentali contributi alla promozione di una cultura di pace.
6. La collaborazione fra e all’interno dei diversi attori coinvolti dovrebbe essere incoraggiata e consolidata, così da creare un movimento globale in favore di una cultura della pace.
7. Una cultura di pace potrebbe essere promossa attraverso la condivisione, fra tutti gli attori interessati, di informazioni sulle iniziative da essi svolte a tale proposito.
8. Una efficace messa in pratica del programma d’Azione richiede la mobilizzazione di risorse, anche finanziarie, da parte dei Governi, delle organizzazioni e degli individui interessati.


B. INIZIATIVE DI RAFFORZAMENTO SVOLTE DA TUTTI GLI ATTORI INTERESSATI, AI LIVELLI NAZIONALE, REGIONALE E INTERNAZIONALE

9. Iniziative che incoraggiano lo sviluppo di una cultura della pace tramite l’educazione:
a. Rinvigorire gli sforzi nazionali e la cooperazione internazionale al fine di promuovere l’obiettivo dell’istruzione per tutti, così da conseguire lo sviluppo umano, sociale ed economico e promuovere una cultura di pace;
b. Garantire che i bambini, sin dalla più tenera età, traggano beneficio dall’educazione ai quei valori, quelle attitudini, modi di comportamento e sistemi di vita che li mettano in condizione di risolvere una disputa pacificamente e con uno spirito rispettoso della dignità umana, di tolleranza e non discriminazione;
c. Coinvolgere i bambini in iniziative che istillino in loro i valori e gli obiettivi di una cultura di pace;
d. Garantire alle donne, e in special modo alle bambine, parità di accesso all’istruzione;
e. Favorire la revisione dei corsi educativi, comprendendo in questo processo i libri di testo, tenendo presente la Dichiarazione e Cornice d’Azione Integrata sull’Educazione per la Pace, i Diritti Umani e la Democrazia, per attuare la quale dovrebbe essere fornita, su richiesta, cooperazione tecnica da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura;
f. Incoraggiare e potenziare gli sforzi compiuti dagli attori interessati, così come essi vengono identificati nella Dichiarazione, in particolare l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, al fine di sviluppare valori e capacità favorevoli a una cultura di pace, compresa l’istruzione e l’addestramento nella promozione del dialogo e nella costruzione del consenso;
g. Consolidare gli sforzi che le diverse entità del sistema delle Nazioni Unite stanno attuando per l’addestramento e l’istruzione nelle aree della prevenzione dei conflitti/gestione delle crisi, della soluzione pacifica delle dispute come pure della costruzione della pace nel periodo post-bellico;
h. Ampliare il numero delle iniziative che promuovono una cultura della pace intraprese da diverse istituzioni educative in varie parti del mondo: tra esse sono comprese l’Università delle Nazioni Unite, l’Università per la Pace e il progetto per abbinare le università e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura

10. Iniziative per promuovere uno sviluppo economico e sociale sostenibile

j. Intraprendere azioni di vasta portata basate su strategie appropriate e obiettivi concordati per eliminare la povertà mediante sforzi nazionali e internazionali, tra cui dev’essere inclusa anche la cooperazione internazionale;
k. Rafforzare la capacità nazionale di attuare politiche e programmi progettati per diminuire le disuguaglianze economiche e sociali all’interno delle nazioni stesse mediante, fra gli altri strumenti, la cooperazione internazionale;
l. Favorire soluzioni orientate allo sviluppo che possano risolvere i problemi del debito estero e del servizio del debito dei Paesi in via di sviluppo; tali soluzioni dovranno essere eque, efficaci e durature, prendendo in considerazione anche la cancellazione del debito;
m. Consolidamento di iniziative a tutti i livelli, che consentano di attuare strategie nazionali per la sicurezza alimentare sostenibile, tra cui lo sviluppo di iniziative per mobilizzare e ottimizzare l’allocazione e l’utilizzazione delle risorse, da qualunque fonte provengano: dalla cooperazione internazionale come dalla cancellazione del debito;
n. Ulteriori sforzi per garantire che il processo di sviluppo sia di tipo partecipatorio e che i progetti per lo sviluppo prevedano la piena partecipazione di tutti;
o. L’inserimento di un punto di vista che prenda in considerazione l’elemento sessuale e il coinvolgimento di donne e bambine dovrebbe essere parte integrante del processo di sviluppo;
p. Le strategie di sviluppo dovrebbero comprendere misure speciali focalizzate sulle necessità di donne e bambini, come pure su quelle dei gruppi che hanno particolari esigenze;
q. L’assistenza allo sviluppo in situazioni post-belliche dovrebbe consolidare quei processi di riabilitazione, reinserimento e riconciliazione che coinvolgano tutti quelli che sono stati trascinati nel conflitto;
r. Costruzione delle competenze nelle strategie e nei progetti di sviluppo, in modo da garantirne la sostenibilità ambientale, considerando anche la salvaguardia e il recupero della base di risorse naturali;
s. Rimozione di quegli ostacoli che impediscono la realizzazione del diritto dei popoli all’autodeterminazione, in particolare per quelle comunità che vivono sotto una dominazione coloniale o sono sottoposti ad altre forme di dominazione straniera, o di occupazione, da parte di un altro Paese, che influiscono negativamente sul loro sviluppo sociale ed economico.

11. Iniziative per promuovere il rispetto di tutti i diritti umani:

k. Piena realizzazione di quanto previsto dalla Dichiarazione di Vienna e dal relativo Programma di Azione;
l. Incoraggiare lo sviluppo di piani d’azione nazionali per la promozione e la difesa di tutti i diritti umani;
m. Consolidamento delle capacità e delle istituzioni nazionali nel campo dei diritti umani, anche tramite istituzioni nazionali per i diritti umani;
n. Realizzazione e implementazione dei diritto allo sviluppo, secondo quanto stabilito nella Dichiarazione sul Diritto allo Sviluppo, dalla Dichiarazione di Vienna e dal relativo Programma d’Azione;
o. Raggiungimento degli obiettivi stabiliti per il Decennio delle Nazioni Unite per l’Educazione ai Diritti Umani (1995 – 2004);
p. Distribuzione capillare e promozione a tutti i livelli della Dichiarazione Universale sui Diritti Umani;
q. Ulteriore appoggio per le attività dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani volte all’adempimento del suo mandato, secondo quanto stabilito dall’Assemblea Generale con la risoluzione 48/141 del 20 Dicembre 1993, come pure per le responsabilità ad esso conferite tramite successive risoluzione e decisioni.

12. Iniziative per garantire la parità fra donne e uomini:

l. Incorporare il punto di vista sessuale nell’attuazione di tutti gli appropriati strumenti internazionali;
m. Ulteriore sviluppo di quegli strumenti internazionali che promuovano l’uguaglianza fra donne e uomini;
n. Attuazione della Piattaforma d’Azione di Pechino, adottata in occasione della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne, garantendo la disponibilità di adeguate risorse e volontà politica; tale obiettivo dovrà essere raggiunto mediante, fra gli altri, l’elaborazione, l’attuazione e lo sviluppo di piani d’azione nazionali;
o. Favorire l’uguaglianza fra donne e uomini nei processi decisionali di tipo economico, sociale e politico;
p. Ulteriore potenziamento degli sforzi compiuti dai diversi organismi facenti parte del sistema delle Nazioni Unite per eliminare tutte le forme di discriminazione e di violenza nei confronti delle donne;
q. Offerta di sostegno e assistenza alle donne che sono state vittime di una qualsiasi forma di violenza, tra cui quelle verificatesi in casa, sul posto di lavoro e nel corso di conflitti armati.

13. Iniziative per stimolare la partecipazione democratica:

m. Consolidamento dell’intera gamma di azioni tese a promuovere i principi e le attività democratiche;
n. Porre un’enfasi speciale sui principi e sulle attività democratiche a tutti i livelli di istruzione: formale, informale e non formale;
o. Creazione e potenziamento di quelle istituzioni e di quei processi nazionali che promuovano e sostengano la democrazia mediante, tra le altre cose, l’addestramento e la costruzione di capacità nei pubblici ufficiali;
p. Incremento della partecipazione democratica mettendo a disposizione, tra le altre cose, assistenza elettorale su richiesta degli Stati interessati, basandosi a tal fine sulle relative linee guida fissate dalle Nazioni Unite;
q. Combattere il terrorismo, il crimine organizzato, la corruzione, come pure la produzione, il traffico e l’impiego di droghe e il riciclaggio di denaro di provenienza illecita, dal momento che tali pratiche illecite minano le democrazie e impediscono il pieno sviluppo di una cultura di pace;

14. Iniziative per far progredire la comprensione, la tolleranza e la solidarietà:

n. Attuazione della Dichiarazione dei Principi sulla Tolleranza e del Piano d’Azione Successivo per l’Anno delle Nazioni Unite per la Tolleranza (1995);
o. Sostenere le attività svolte nel contesto dell’Anno delle Nazioni Unite per il Dialogo fra le Civiltà, nel 2001;
p. Studiare ulteriormente quelle tradizioni e usanze locali o indigene che sono state in passato impiegate con successo per risolvere le dispute e promuovere la tolleranza, con l’obiettivo di trarne utili insegnamenti;
q. Favorire quelle iniziative che agevolino la comprensione, la tolleranza e la solidarietà in ogni settore della società, in particolar modo per ciò che riguarda i gruppi vulnerabili;
r. Sostenere ulteriormente il raggiungimento degli obiettivi stabiliti per il Decennio Internazionale dei Popoli Indigeni del Pianeta;
s. Appoggiare quelle iniziative che favoriscano la tolleranza e la solidarietà nei confronti di rifugiati e profughi, tenendo presente l’obiettivo di agevolare il loro volontario ritorno e il reinserimento sociale nel paese natio;
t. Appoggiare le iniziative che favoriscano la tolleranza e la solidarietà nei confronti degli emigranti;
u. Promuovere una maggiore comprensione, tolleranza e cooperazione fra tutti i popoli mediante, tra l’altro, un uso appropriato delle nuove tecnologie e la capillare distribuzione di informazioni;
v. Appoggiare quelle iniziative che favoriscano la comprensione, la tolleranza, la solidarietà e la cooperazione fra i popoli e tra le nazioni.

15. Iniziative per sostenere una comunicazione partecipatoria e il libero flusso delle informazioni e della conoscenza:

o. Appoggiare il ruolo fondamentale svolto dai media nella promozione di una cultura di pace;
p. Garantire la libertà di stampa e la libertà di informazione e comunicazione;
q. Fare un uso efficace dei media per difendere e divulgare l’informazione su una cultura di pace coinvolgendo, ove sia opportuno, le Nazioni Unite e i relativi meccanismi regionali, nazionali e locali;
r. Promuovere una comunicazione di massa che metta le comunità in condizione di esprimere le proprie necessità e di partecipare al processo decisionale;
s. Assumere provvedimenti per affrontare la questione della violenza nei media, comprese le nuove tecnologie dell’informazione, fra cui Internet.

16. Iniziative per promuovere la pace e la sicurezza internazionali:

p. Appoggiare un disarmo completo e generalizzato, seguendo un regime di controllo internazionale severo ed efficace e prendendo in considerazione a tal fine le priorità stabilite dalle Nazioni Unite in materia di disarmo;
q. Trarre, ove opportuno, insegnamenti tendenti a una cultura di pace appresi dagli sforzi di "conversione militare", secondo quanto avvenuto in alcune nazioni del pianeta;
r. Porre l’accento sul fatto che l’acquisizione di territori con la guerra è inammissibile, ed evidenziare la necessità di lavorare per una pace giusta e duratura in ogni parte del mondo;
s. Favorire le misure che costruiscano la fiducia e incoraggiare gli sforzi per negoziare accordi pacifici;
t. Prendere provvedimenti che eliminino la produzione e il traffico illegale di armi di piccolo calibro e di armamenti leggeri;
u. Sostenere le iniziative che, ai livelli nazionale, regionale e internazionale, affrontino i problemi concreti derivanti dalle situazioni post-belliche, quali la smobilitazione e il reinserimento nella società degli ex combattenti, come pure dei rifugiati e dei profughi, i programmi per la raccolta delle armi, gli scambi di informazioni e la costruzione della fiducia;
v. Scoraggiare e frenare l’adozione di qualunque provvedimento unilaterale che non sia conforme al diritto internazionale e allo Statuto delle Nazioni Unite e che ritardi il pieno raggiungimento dello sviluppo economico e sociale da parte delle popolazioni dei Paesi interessati, in particolare donne e bambini, impedendo il loro benessere e creando ostacoli al pieno godimento dei loro diritti umani, compreso il diritto di ciascuno a godere di un livello di vita adeguato per la propria salute e benessere e il loro diritto a cibo, cure mediche e ai necessari servizi sociali, mentre si ribadisce che cibo e medicinali non debbono essere impiegati come strumento per esercitare pressioni politiche;
w. Frenare le forme di coercizione militare, politica, economica o di altro genere che siano in contrasto con il diritto internazionale e con lo Statuto, orientate contro l’indipendenza politica o l’integrità territoriale di un qualsiasi Stato;
x. Raccomanda un esame approfondito circa l’impatto umanitario esercitato dalle sanzioni, in special modo per quel che riguarda donne e bambini, con l’obiettivo di ridurne al minimo gli effetti umanitari;
y. Promuovere un maggiore coinvolgimento delle donne nella prevenzione e nella soluzione dei conflitti e, in particolare, nelle attività che promuovano una cultura di pace in situazioni post-belliche;
z. Nel corso di situazioni di conflitto promuovere iniziative quali i giorni di tranquillità, impiegati per svolgere campagne di vaccinazione e di distribuzione di medicinali; i corridoi di pace, utilizzati per garantire la distribuzione delle forniture umanitarie; dei santuari di pace, adoperati per rispettare il ruolo fondamentale delle istituzioni mediche e sanitarie quali ospedali e cliniche;
aa. Favorire, su richiesta e nei casi in cui lo si ritenga opportuno, l’addestramento del personale delle Nazioni Unite interessato, delle organizzazioni regionali pertinenti e degli Stati Membri, nelle tecniche per la comprensione, la prevenzione e la soluzione di conflitti.

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