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Relazione di Coboldo Melo, Segretario Conacreis

Relazione introduttiva al tema del riconoscimento giuridico delle Comunità Intenzionali presentata al Convegno Nazionale Conacreis.

Conacreis ha discusso in diverse occasioni la proposta di riconoscimento della personalità giuridica per le Comunità intenzionali di provata solidità, tanto che oggi potremmo definire questo punto un “obiettivo storico” della nostra Associazione.
Nel 1998, quando Lucia D’Arbitrio coordinava i rappresentanti di varie realtà italiane e non avevamo ancora inventato l’acronimo Conacreis, si sentì l’importanza di dare un nome al gruppo e si decise infine di esprimere quello che siamo, vale a dire un insieme di associazioni e di comunità che si riconoscono nella ricerca etica, interiore, spirituale e che decidono di coordinare a livello nazionale alcune iniziative. Da quel ragionamento nacque la sigla Conacreis.
Due anni di incontri ci convinsero della necessità riagganciare le nostre associazioni e comunità a una legge che permettesse di operare “alla luce del sole”. Diversi parlamentari, tra quelli con cui iniziammo l’opera di sensibilizzazione, manifestarono apertamente le loro perplessità: perché, ci chiesero, dare rilievo a queste associazioni quando esiste già una normativa ampia che regola tutte le attività culturali?
Il Terzo Settore intanto si stava attrezzando proprio per uscire dalla normativa tradizionale in carico alla Cultura, ottenendo sempre maggiore attenzione da un Parlamento disponibile ma distratto dalla consolidata prassi italiana dell’avvicendamento dei Governi.
Ricominciammo da capo tre volte, con altrettanti Presidenti del Consiglio e uno svariato numero di Ministri, fino a capire che avremmo avuto migliori possibilità di successo riducendo drasticamente le nostre richieste iniziali: il Terzo settore stava per essere regolato dalla nuova legge sulle Associazioni di Promozione Sociale e noi proponemmo d’inserire nel testo anche le Associazioni di ricerca etica, interiore e spirituale.
Eravamo convinti di riuscire a riprendere in breve tempo la discussione sugli obiettivi individuati negli incontri dei primi due anni di coordinamento: la personalità giuridica estesa alle Comunità intenzionali, normative più agili per il lavoro in ambito associativo e comunitario, una chiara definizione per le terapie naturali, nuove possibilità in campo urbanistico per gli spazi associativi e per le esigenze legate alle scelte di vita tipiche del nostro settore.
Sono occorsi due anni per approvare la Legge sulle aps con l’inserimento delle nostre attività, altri due anni per ottenerne un’interpretazione abbastanza precisa e altrettanti per iniziare a utilizzarla. Oggi diciamo che è arrivato il tempo di riprendere il lavoro sui nostri obiettivi storici.
Cosa sono le comunità intenzionali
L’Italia ha una lunga e ricca storia di esperienze comunitarie, quelle che i sociologici definiscono “intenzionali” per distinguerle da comunità di fatto come quelle che si formano con la vita in un piccolo paese. La volontà di creare un percorso di vita originale che prevede relazioni con l’ambiente circostante è l’elemento indispensabile per essere “comunità intenzionale”.

La proposta di Lucia
Le esperienze di vita comunitaria non hanno mai trovato una precisa collocazione nell’ordinamento giuridico italiano. Sono esperienze di fatto, che non hanno particolari diritti. Il vuoto di questo rapporto secolare tra territorio e comunità intenzionali è ancora oggi da interpretare e da colmare
Qualche anno fa, proprio a Firenze in un convegno promosso dai Verdi, Lucia D’Arbitrio lanciò un’idea illuminante: considerare le Associazioni come guardiane dell’Ambiente, perché costituite da persone attente, sensibili e interessate al rapporto armonico tra socialità e risorse naturali di un preciso territorio. Lucia non ha avuto tempo di affinare quella sua intuizione: sono convinto valga la pena riprenderne il lavoro.

Riconoscimento di personalità giuridica: benefici per l’Ambiente
Il lavoro e le attività svolte in un territorio possono avere caratteristiche in parte condivise e concordate con le Istituzioni: cura e miglioramento delle zone boschive, coltivazione con criteri naturali, rispetto di aria e acqua e utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione energetica.

Benefici per lo Stato
Le Istituzioni pubbliche otterrebbero i maggiori benefici da intese o convenzioni con associazioni e gruppi comunitari interessati al ruolo di “guardiani dell’Ambiente”. La prevenzione a favore di un buon equilibrio del territorio si traduce in un forte risparmio economico per Governo, Regioni, Province e Comuni. Il costo del ripristino ambientale causato dai frequenti dissesti è sempre più elevato e in queste situazioni occorre mettere in conto anche i costi sociali dei disagi patiti dai cittadini. Il rispetto etico dell’Ambiente e la migliore socialità si traducono inoltre in minori costi a carico della Sanità: i dati statistici dimostrano una precisa relazione tra qualità della vita e ricorso a servizi e cure mediche, per non parlare delle minori tensioni sociali che, a loro volta, significano territorio più sicuro e protetto da episodi di micro-criminalità.
Un concreto esempio viene dall’esperienza della Federazione Damanhur, con i suoi volontari attivi da anni nella Croce Rossa Italiana, Protezione Civile, Vigili del Fuoco Volontari, Antincendio Boschivo e assistenza agli anziani. Questo genere di disponibilità non è altro che la traduzione sul piano materiale di una visione spirituale che, sono certo, accomuna le associazioni iscritte a Conacreis.

Benefici per le Comunità intenzionali
Il riconoscimento giuridico dell’esistenza e dell’originalità delle comunità intenzionali deve portare benefici anche ai soggetti direttamente interessati, perché sia dato il giusto valore alla cura del territorio e ai servizi sociali eventualmente concordati. Le Istituzioni hanno molti modi per riconoscere questo valore, come avviene per le aps: convenzioni finalizzate allo svolgimento delle attività di riconosciuta utilità sociale; sgravi fiscali per le iniziative comunitarie e le strutture di utilità sociale; accesso diretto a bandi di concorso e richieste di finanziamenti pubblici; possibilità di ricevere donazioni e assumere personale funzionale allo svolgimento delle attività; detrazione dell’IVA ed esenzione dal pagamento di ICI e tasse locali o regionali; riconoscimento della proprietà collettiva di immobili e strutture comunitarie; riduzioni o minimi contributivi per trattamenti di tipo previdenziale e assicurativo a carico del personale impiegato nelle attività.

Conclusioni
Occorre ripensare a questa proposta in maniera concreta. Serve una revisione dell’insieme di leggi e sentenze che fanno giurisprudenza nel settore dell’associazionismo italiano. Questo intervento fu sollecitato da Conacreis alcuni anni fa e affidato dall’allora Ministra Livia Turco a un gruppo d’insigni giuristi, tra cui il Professor Guido Alpa che indicò la strada da seguire per adeguare il Codice Civile allo standard europeo. La documentazione fu consegnata al Ministero del Welfare e da quel punto potremo ripartire per ottenere normative all’altezza dei tempi, capaci di ridare slancio e rendere giustizia alle esperienze di vita chiamate “comunità intenzionali”.

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