10 anni di Conacreis - la testimonianza dei fondatori: Coboldo Melo PDF Stampa E-mail
Chi Siamo - Un pò di storia
coboldo_x_sito11/12/98 - 11/12/08: dieci anni di Conacreis, ed è solo l'inizio di un'avventura unica in Europa, non solo in Italia. La nostra originalità non è tanto nell'idea di un'associazione nazionale di associazioni locali, quanto nell'avere riunito migliaia di individui che vivono all'insegna della ricerca interiore ed etica.
I primi anni del nostro percorso li abbiamo dedicati quasi esclusivamente a scoprire quanto ci univa: un incontro tutti i mesi, invariabilmente a Roma, per prendere le misure di un vestito che ancora non esisteva.

Lucia D'Arbitrio lanciò l'idea di riunire il mondo etico e spirituale italiano durante una trasmissione radiofonica notturna e il primo, per la verità l'unico, a rispondere fu l'allora Presidente nazionale dei Verdi Luigi Manconi. In quel periodo non avevamo neppure un nome: qualcuno lasciò la compagnia, altri si avvicinarono e, con quel ritmo, cominciammo a macinare idee e sogni. Nel frattempo Luigi, politico burbero quanto intellettuale raffinato, trovò una sala per i nostri incontri e partecipò alle nostre discussioni: fu lui, in una saletta dell'ex Hotel Bologna, a inventare l'acronimo Conacreis, tra una telefonata e una votazione volante nelle vicine aule del Parlamento.
A ripensarci oggi sembra quasi surreale e un tantino buffo: noi non esistevamo eppure ci riunivamo regolarmente a casa di quello stesso Stato che non ci conosceva.
In quegli anni scherzavamo spesso e volentieri sullo Zen della politica, come diceva Majid, o, come dicevamo noi damanhuriani, sull'umorismo di una sincronicità che ci faceva scoprire le contraddizioni di una cultura ancora lontana dalle nostre realtà etiche e meditative.
Lucia macinava incontri su incontri, passava da Ministri sensibili e rispettosi, come Livia Turco, a Presidenti del Consiglio di centro destra o di centro sinistra.
Ogni volta che il Governo cambiava era tutto da rifare: "ricominciamo da tre", diceva lei con il suo umorismo partenopeo che contagiava persino il burbero Manconi.
"Un giorno potremo vivere la nostra vita alla luce del sole", ci dicevamo da un mese all'altro: la luce, elemento simbolico quanto fondamentale.
Per scaramanzia spingevamo avanti Lucia, per via del nome che portava: "è un segno", dicevamo, e lei faceva gli scongiuri e poi rideva, con una spavalda rassegnazione che non mascherava per nulla la sua totale determinazione.
Oggi esistiamo perché abbiamo un nome e perché sappiamo dove vogliamo andare.
E forse perché, come si dice, il caso non esiste.

Coboldo Melo - Direttore della rivista "Qui Damanhur Futuro"